Non ho bisogno
Ne ho desiderio, lo voglio
basta poco per amarsi
Non ho bisogno di guardarti con gli occhi per sapere come stai, mi basta sentire il tono della tua voce per poter coccolare ogni tuo silenzio. Ho cinque sensi per amarti. E forse anche qualcuno in più.
Ogni volta che ti ascolto, la tua storia personale si libera e si espande, nelle parole che non dici, nelle vibrazioni dei tuoi no, una parte di te si amalgama con me.
Non ho bisogno di aprire gli occhi per sapere se sei triste, conosco il peso dei tuoi passi, li riconosco tra mille, ti riconoscerei tra altri e ancora altri, per come cammini, per come ciondoli le spalle e come usi i piedi, e come perdi l’equilibrio per fare un passo e poi uno accanto a un altro.
Non ho bisogno, di avere continue conferme, ci sei ed è quel che mi dimostri a rendermi serena. Mi piace il suono del tuo respiro, conosco gli affanni e ogni volta che provi piacere.
Non ho bisogno, di sapere che fai ogni minuto, perché quel che mi regali ogni giorno è racconto, condivisione, presenza ed esperienza. Ci sei già tu.
Non racconterò mai di noi come entità astratta al mondo, che combatte contro tutti nemmeno fossimo in seconda guerra punica, non mi sentirai mai dire che ci basta uno sguardo per capirci. Perché sarà un’emerita cazzata. È un’illusione, una presa in giro, tutto quel che si pensa speciale perché è fatto al volo. Al volo non capisci nemmeno il gusto del panino. Al volo il tramezzino entra nella gola.
E a me piacciono le cose lente.
Rende speciali capirsi nella difficoltà delle parole. Non mi sentirai mai elogiare i silenzi e nemmeno dire che ti conosco come le mie tasche, perché non mi basta una vita per conoscerti davvero.
A volte accade, ma so che è solo frutto di complicità preziosa costruita nel tempo. Uno sguardo, una parola, non basta per capirsi.
E ci sarà da preoccuparsi se non sarà così. A meno che non sia davanti al buffet o tra la gente, lì un’occhiata complice o gomito gomito rende tutto più divertente.
Non mi sentirai mai dire che sei la mia anima gemella, la mia metà, il mio calzino spaiato, che siamo uguali, che è stato un colpo di fulmine, che ti ho amato dal primo momento. Perché sarà un’altra delle emerite cazzate.
Che voglio dire ne dico tante, questa non serve far pascolare.
Non ho necessità di capire sempre tutto, perché non ho da preoccuparmi se non ci arriverò. Siamo anime pensanti, spieganti.
Non devo dimostrarti che non sono un soprammobile, sai che sono donna che provoca dialettica, e so che tu non molli, non fuggi perché reggi.
Se qualcosa non va, so che siamo in grado di parlarne.
Non ho bisogno di decifrarti, sei in grado di comunicare, non ho bisogno di pregarti, di chiamarti, di convincerti o adularti, ci scegliamo ogni giorno, con pazienza, costanza, sfanculate e nuovi baci.
Non ho troppa paura quando fai la valigia e te ne vai, perché so dove vai, e so che tornerai. Perché sai sempre dove vado e quando tornerò.
È questo ciò che significa famiglia, non lasciare indietro nessuno, appeso, impaurito, ignorante, al buio, nessuno.
Non ho bisogno di dire ogni volta che resto perché ne abbiamo esperienza, ne faccio esperienza, a fatica, lo so, di sapere che resti, al sicuro, tra i baci nella piega più intima del corpi, tra l’orecchio e il collo, la mancanza, la paura, la discussione, l’imperfezione, l’attesa, il ritorno.
Non ho bisogno di fare congetture o farmi strane idee, perché so che tu sei chiaro, anche quando non riusciamo, lo capisco dal viso sereno, che sei dove vuoi essere, i gesti sono specchio di quel che riesco a dire.
Non ho paura di morire se faccio qualche errore, se sbaglio, se non sono coerente, perché so che non mi giudichi idiota, non perfetta, non senziente.
L’ego l’orgoglio la ripicca e il super ego rimangono pressati in un sacco tutto nero fuori dalla tana.
Non ho bisogno di soffocare la mia ansia se non ti trovo accanto al cuscino, perché hai già lasciato un bigliettino e la colazione, il latte ed un panino.
Non ho bisogno di aver terrore dei litigi, perché sai attraversare il momento di disagio, non ho bisogno di farti cambiare idea o di curarti, lo sai fare benissimo da solo. Non ho paura di parlare perché so che non hai bisogno di picchiarmi, di educarmi, di sgridarmi, di andare via per spaventarmi, di farmi piangere, di far si che io ti preghi per essere vista, ascoltata, capita, amata.
Non ho bisogno di controllare tutto ed essere sempre efficiente, ci sei tu che reggi insieme a me.
Ho la certezza di ogni tuo sei rompipalle, del tuo arginare, del tuo dirmi con amore dacci un taglio, e sai che io mi calmo, le tue braccia e il tuo sorriso. E quando ti dico che sei stato brusco non ho paura di morire, so che non mi incolpi perché è causa mia, so che mi ascolti perché ti interessa il mio star bene, non hai bisogno di fare guerre di supremazia su chi ha la ragione o torto, di orgoglio e presunzione, per far per prevalere una posizione.
A volte mollo io, a volte riesci tu.
Non ti dò la certezza del per sempre, dicendotelo sempre. Ci sarò, semplicemente.
Non ho necessità di dimostrarti che valgo più di altre, io lo vedo che è con me che hai voglia di giocare, è me che hai voglia di guardare, di abbracciare e di baciare e non perché lo devi, ma perché lo sento.
Accanto, è una parola bella anche da lontano, io lo so come mi guardi tra la gente, e lo sai tra mille sguardi dove i miei amano posarsi.
Non mi serve l’invidia, né la gelosia per averti a me, tranne quella bella, la gelosia bambina che ci serve per giocare, per pungolarci e cadere sul divano, tirarci i pizzicotti e i musi da tapiro, da baciare.
Non ho bisogno di imbrodare perfezione, non sono gioia continua, fuochi d’artificio, leggerezza e festa ogni mattino, ma errore, paura, pensieri, silenzi da interrogare, solitudine, incoerenza. Ci son giorni che non capisco nemmeno io.
Non avrai una dea accanto, una santa, una madonna, un’eroina né una mamma o una maestra.
Se vuoi, però, ci sono io. Umana, che scegli da stanca ogni sera, quando ti svegli e ti assopisci insieme al mio respiro. Non avrai purezza intonsa.
Se vuoi, però, ci sono io. Umana, incasinata, complicata, appassionata, innamorata, insicura, adirata, semplice e spensierata, che ci prova a curare le ferite, debolezze da ammirare, le sue cose da sistemare i limiti e i progressi.
E non ho paura di vedere nel tuo volto delusione o pentimento se non sono all’altezza delle tue aspettative, perché mi hai trasmesso, con pazienza e con amore anche nei momenti più duri, che non hai aspettative, né ho il bisogno di essere alta per nessuno.
Con nessuno e su nessuno.
Tranne a cavalluccio sulle spalle perché ai concerti, io non vedo niente.
Non ho bisogno di cucire i miei pensieri per dirti sempre sì.
Non ho bisogno di sentirmi alla gogna del terrore di non piacerti più, se alzo la voce o se ho imparato a non compiacere, nella vita, mai più.
Non ho certezze. Ma costante amore. Le mie spalle e la mia tenace schiena. Una soluzione, ci provo, per ogni problema.
Non ho sicurezze ma la dedizione di saperti stare vicino, felice ed anche triste, adirato, con me come col mondo, nelle giornate nere e in quelle nauseabonde.
Non ho bisogno di regalarti ogni giorno dei fiori o dei gioielli, ma lo faccio ogni volta che posso perché ti meriti stupore, festa, e occhi sognanti. Quelli tuoi, stupendi.
Non ho bisogno di fare niente, perché ho voglia di fare tutto.
Perché lo posso fare e non fare, senza sentirmi in colpa e so che tu mi accetti. Perché sai come ti amo.
Le parole cucite sulla carta grazie al tuo riverbero diventano poesia, ti sento più vicino, ti sento accanto a me.
L’ascolto è il regalo più prezioso che tu possa farmi.
Se poi è me che scegli e leggi allora la tua voce si fa dono, dolce musica d’estate come un cielo che sussurra amore buono, accanto a te.
E non ho paura di essere chi sono, perché mi hai regalato presenza libertà e metapensiero. Corse sulla spiaggia, regali inaspettati, un po’ di pane fresco e una bambina.
Non ho bisogno d’altro, perché non c’è nient’altro che io non abbia già. Te.
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