Fillide e Acamante

D’amor tenace, un petalo
Filo su mandorlo in fiore

Acamante, eroe greco, in viaggio verso Troia un giorno si fermò in Tracia.

È qui, che conobbe la dolce e magnetica Fillide. Tra loro nacque un amore profondo. Ma la guerra si sa, non conosceva nemmeno allora, i tempi dell’amore. Bisognava andare a combattere. I due si lasciarono. Ma Fillide, tenace e fedele decise di aspettarlo per 10 lunghi anni. Quando venne a conoscenza della caduta di Troia, non vedendo il suo amore tornare, dedusse che fosse morto. Fillide straziata, si lasciò morire, sopraffatta dal dolore.

La dea Atena impietosita dalla storia degli innamorati trasformò Fillide in un mandorlo e quando Acamante, ancora in vita, seppe della tragica trasformazione, andò da quel mandorlo così speciale e lo abbracciò, con amore e grande dolore.

Fillide, così sensibile, quell’abbraccio lo percepì e fece spuntare dai suoi rami dei piccoli fiori bianchi. Semplici e delicati, come lo era lei.

Dal giorno, l’abbraccio dei due innamorati si mostra ogni inizio di primavera a testimoniare l’amore eterno tra i due giovani.

La fioritura del Mandorlo avviene all’inizio della stagione del fiore, ma in zone a clima più mite, possiamo ammirarlo sbocciare anche tra gennaio e febbraio. La Sardegna ne è un valido esempio, esso si lega profondamente a questa magica terra, sia tra le sue campagne sia sulle sue tavole, sin da tempi antichissimi. È il Sakura dell’isola, la dolce e candida neve di febbraio.

È il primo albero a vestirsi di gioia, è tenace, si sveglia quando ancora dormono tutti, ed è proprio per questo che simboleggia la rinascita, il rinnovo dopo il riposo invernale, la resurrezione.

Preannuncia la bella stagione che sta per arrivare, chiudendo le porte al gelo e al buio quasi al termine. Dà il benvenuto alla vita e del suo fiore, insieme ai raggi del sole e l’aiuto della brezza ne fa un capolavoro: la mandorla.

Ella, considerata da sempre divina, rappresenta il segreto, il mistero, la verità che si svela con attenzione, solo rompendone il guscio, lui che con coraggio ne protegge il seme. Essenza spirituale della sapienza, della saggezza, grazie alla sua particolare forma, viene spesso collegata alla fecondità, e alla nascita primordiale dell’Universo.

La mandorla è capace di rappresentare il nesso tra puro e impuro, lo snodo tra lo spazio chiuso protetto e sacro da un esterno, considerato profano.

Speranza e costanza, preziosa verità conoscibile solo oltre la scorza.

Il Prunus dulcis (Rosaceae) è originario dell’Asia sud occidentale, è piccolino e fittonante, può sfiorare i 5 metri con foglioline lunghe fino a 12 cm e piccoli fiori bianchi e  rosa. Quello selvatico venne portato in Italia dai Fenici e a differenza del Mandorlo coltivato, presenta, nel frutto, una grande tossicità data dal glucoside amigdalina che si trasforma in acido cianidrico (danni al seme). Solo una volta addomesticato il Mandorlo iniziò a produrre semi commestibili grazie alle mani sapienti dei frutticoltori.

La prima testimonianza del Mandorlo domestico è stata rinvenuta nella tomba di Tutankhamon, 1325 a.C. circa.

Il Mandorlo, così fascinoso, impregnato di storia e di significato così importante nella cucina e nella produzione dolciaria del Mediterraneo, dalla cosmesi alla gioielleria, fu probabilmente importato in Egitto dall’Oriente.

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