L’Arrivederci

Addio
Filo su quel che vedo

Ogni volta che fa sera io

l’Arrivederci me lo immagino così:

un Ritorno

Denso, disarmante, silenzioso, delicato

Dolce

senza grida, di pace e pesciolini che ti pizzicano il petto

Intarsi, alghe tra i capelli, racconti del passato,

di inquietudine e di onde, di esperienza che

cessa di agitarsi e si fa cielo,

di stanchezza accumulata di una vita che esausta volge a casa, lei

che si fa brezza lei

che si fa calma,

di mancanza che si ovatta, di irrisolto

che dipana il buio

all’occhio umano, pieno di speranza.

Si scioglie e si risolve,

un vestito che si inzuppa di acqua e di conchiglie, il mare

ti rincuora,

l’anelito affannoso della fine,

rasserena a nuovo inizio, l’anima leggera

sotto il cerchio a sè che luce

di una madre forma al buio:

luna vecchia e dolce,

allunga all’uncinetto in raggi

le sue braccia.

 

Mare quieto, velo bianco

ti trasporta perché ti lasci andare

E raggiunga finalmente il tuo cratere,

senza aver paura chiudi gli occhi, ora vai

È ora che riposi

 

Ogni volta che fa notte io

l’Arrivederci me lo immagino così,

un Ritorno

in polvere alla Luna, lei che tiene stretta a sé

tutto ciò che persi in Terra.

Figlia di un Astolfo poco cauto io

Respiro

 

Io l’Arrivederci me lo immagino così,

questo che mi sento

smarrimento che son stata

smarrimento torno a essere

quieto per chi va

Irrequieto [freddo e muto] per chi resta

Non si torna.

Anche in questo, in fondo al buio, se ci pensi c’è Bellezza

[non semplice

lo so, quella di un Addio]

 

Tu mi guardi e io ti dico

Che ne sai tu della polvere

dietro le quinte del mio più bel sorriso?

 

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