Cuore di neve
Cuore a bucaneve
Filo unico e freddo, ma che non si è mai staccato dalla lana
Lo vedi?
La fotografia che ti ho lasciato aveva lui, bello grande, mentre noi lo vestivamo, il nostro gelo tondo formato dolcezza, l’unica volta in cui il gelo, come accadeva insieme a lei, non mi faceva paura.
E volevo, dopo anni, che tenessi tu l’originale, io ti avevo bene in mente, non ne avevo bisogno, volevo che conoscesse il maestrale, la pioggia e il caldo, se si fosse rovinata non sarebbe stato un problema, la natura avrebbe fatto il suo corso. Invece me l’hanno fatta sparire, insieme a tutto il resto, e io non la ho più.
Te l’avevo lasciata, per te, con la dedica, con la tua risposta, il giorno prima che andassi via, quella che alla mia domanda rispondesti Se non ci pensi non fa male.
Già. Però io ci penso, e fa malissimo. Ed è gelo, ed è neve. E non è normale.
La neve scorre un po’ nel mio sangue. L’ho sempre amata. Ma ora è piena di ricordi, e fa male come affondarvici il corpo nudo, per ore.
Per noi era il miracolo che veniva a trovarci, ci faceva sentire più continentali, più nord europee che aspiravamo ad essere, era lì che volevamo studiare, andarci insieme, ma soprattutto lei, la neve, ci rendeva più privilegiate degli altri compagni di scuola, noi abitiamo in alto e siamo campagnole, non si può a uscire. Non possiamo andare a scuola. Era vero che non potevamo andarci. Perché non è vero che in Sardegna fa sempre caldo, e non conosciamo la neve. Anzi.
La prima neve l’ho conosciuta con te, i miei primi tre inverni, i tuoi ultimi tre.
Amavo scegliere le carote migliori per il naso e fare gli occhi e i bottoni con le olive nere. Belle oleose dell’ulivo grande. E le braccia coi legni, e la sciarpa per il mal di gola, la scopa lasciata dalla befana, l’inverno prima.
Perché tutti i pupazzi di neve possano non avere mai mal di gola mettete loro i guanti e la sciarpetta, ve ne saranno grati.
Tornammo il giorno dopo, non c’era più niente. Si era sciolto tutto, lasciando spazio a una primavera che aveva voglia di sbocciare. Un bel sole caldo ci abbracciò tutti e tre, eravamo pronti per cominciare una nuova giornata. La primavera arrivò, impeccabile. E tu andasti via. Fu la primavera che cambiò per sempre la mia vita, segnando la donna che diventai.
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