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Qualcosa non torna

E menomale
Filo su aghi e dolore

Si dilata e si riempie, che a guardarla, a molti dà fastidio.

Qualcosa di storto di teso e poggiato, sembra quasi macchiato, qualcosa che sfugge di ipnotico e strano, sembra un po’ dritta eppure la guardi e si storce, qualcosa non torna.

Le ombre più grandi, il morbido, il male degli aghi. Contali, danno fastidio. I colori son forti. Fastidio. Non è una canoa, né un porta mentine.

È lei, quella che santa è la vita. Morbida e donna, colori dal mondo, di gioia purissima e tonda. Della quale si dice, si fa, si smonta e rimonta, quella che dicono dicono, pochi capiscono. Quella in un lago di sangue e dolore, dolente di aghi e di tensione, chi ha la fortuna, sfortuna, ogni mese la rogna la gogna.

Pretese e cerette, urla e sorrisi, di labbra spalancate, di aspettative mancate. Quella appagata di amore e passione, quella salata del mare, quella operata, quella stuprata, quella cucita, quela mai amata.

Quella che rende ogni donna, anche per questo speciale. Che fa male e dà fastidio, tanti aghi sulla schiena sulla pancia e nella testa, un dolore continuo. Quella da red carpet una volta al mese se va bene, niente flash ma pianti, a volte risa.
Quella che no, se potessimo non le faremmo le ruote e nemmeno bungee jumping.

Sono mestruazioni, quelle per tutti omertose. Noi siam le prime, che fuggiamo da ladre spacciando assorbenti. Le macchie ti prego, no che tragedia, puzzo di nuovo, le ascelle, sto male stringi forte, stringi i denti. Quella per cui, sei nervosa? Ma hai le tue cose? Quelle, si chiamano sangue, mestruazioni, giorno di ciclo. E non è un insulto divino. Quelle per cui forse saremmo meno nervose se avessimo una mano di più.

Sì, ho le mie cose. E quindi? Ma la vita non si ferma se io ho le mie cose. Devo farle in equilibrio tra le macchie e la riunione, il caldo l’ansia ed il bagnato, di nuovo! La pressione. Quelle tassate, che lusso! è un privilegio d’oro riempire il water di rosso. Quelle per molte complicate. 

 

Non tutte possono, vogliono, fare le migliori gare, alcune vorrebbero solo stare.

A dormire nel letto per ore, e mangiare coccole buone. Magari una rosa, un abbraccio, un dolce e un caffè.

E invece di corsa in coda al casello. Il figlio, il marito la moglie, no cazzo! ho lasciato un tampax usato sul cestello. Ti chiedo perdono, son stanca e stressata, son umana anche io.

Ce l’hai? Si ce l’ho e non è un pocket coffee. E nemmeno un tabù. Non sono supereroe, nè maga, nè fatta di roccia contro il dolore.

Voglio anche io rispondere male, anche senza le mie cose.

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