Malamore, ben ritrovato
Ossessivo conto si è mascherato, è ritornato
Filo su feltro, raffinato come morire.
Di rosso ricamato
Imbrigliata attanagliata avvolta avviluppata. Vedeva, si dimenava, si contorceva, si ribellava, eppure era sorda, era cieca, ormai vuota, le gambe, le braccia, non c’era piu carne sul volto.
Ometteva, ma non se ne accorgeva, salvava quell’immagine di sacro e puro amore sulla terra,
di promesse deliranti, di stucchevoli scuse
amore, ti prometto protezione.
Saggia moglie brava bimba, dolce amante. Vedeva tutto, sentiva tutto. Capiva subito restava fino all’ultimo. In nome della non ripetizione, dell’incredulità, di quel di nuovo?! quel sintomo morboso, quel passato, quell’ossessivo conto si è mascherato, è ritornato. Teneva forte, fino a non sentirsi più, né qui né altrove né mai più. A salvare l’insalvabile, più volte rattoppato, insanabile l’abisso, torna in veste buona, dolce cuore ricamato. Mentre gli occhi sparivano nel buio di un non volto, era tornato su occhi di seta e fili rossi, malamore, spacciato un’altra volta per amore. Omertoso. Senza alfabeto. Senza riposo. Non l’avrebbe mai lasciato. Mai, ne era certa, per stare bene solo un momento, mi articolo, mi interrogo, lavoro su di me perché funzioni oltre il limite del tempo. Per capirti, per essere migliore. Mi plasmo in te, come tu desideri io sia per te.
Non c’era la legge né causa legale di mezzo, ciò le faceva pensare d’essere lei la pazza totale, illegale. Ma non era vero. Torbido amore consunto, teneva stretto, di preghiere e perdoni, abbandoni e redenzioni. Di lacrime e cure, non vivo più, esisti solo tu. E la posta s’alzava, una volta, due volte, infinite altre volte.
Imbrigliata nelle sue stesse corde, che non lasciavano segno, non era la botta né il livido né il dolore sullo spigolo di legno.
Catene ben pronunciate, lucenti, d’amore ricamate. Rosse, così raffinate. Vendevano bene stringevano all’osso il vestito più bello che aveva, tinto di rosso. Frasi sentite ritrite e risentite. Le urla ridondanti io non sono, il tuo passato, io non sono.
Nel silenzio intuitivo, era certa che lo era. Non lo ammetteva. Eresia: ero più libera con chi si palesava ogni giorno, quando schietto e crudo diceva io t’ammazzo. Si, vivevo meglio, con un livido per mano.
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